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Joseph-Louis Lagrange è stato, fuori da ogni inutile retorica, il più grande matematico e scienziato che sia nato e vissuto a Torino ed in Piemonte.
Nato nel 1736, dopo essere stato uno dei fondatori di quella che sarebbe poi diventata l'Accademia delle Scienze di Torino, a soli trent'anni, fu chiamato da Federico II di Prussia a sostituire Eulero presso l'Accademia delle Scienze di Berlino.

Nel 1787, anno della morte di Federico, si trasferì a Parigi su invito di Luigi XVI, dove rimase fino alla sua morte nel 1813. Le sue ricerche, rimaste fondamentali e attuali ancora oggi, si rivolsero allo studio del calcolo delle variazioni, la teoria delle funzioni e la sistemazione della matematica della meccanica.
Aver scelto di intitolare a Lagrange questo progetto non costituisce solamente un pur doveroso e significativo riconoscimento all'opera di questo straordinario matematico, ma è anche un precisa indicazione di metodo di lavoro.

Joseph-Louis Lagrange rappresenta, infatti, l'economia della Natura e il mistero della nostra capacità di conoscerla. C'è un principio generale nella scienza, affascinante per la semplicità e la potenza concettuale che possiede, che ha la forza di un paradigma assoluto: il principio di minima azione. Esso è quasi metafisico nella limpida struttura delle sue implicazioni conoscitive; tanto elementare nella formulazione quanto complesso nelle conseguenze. Ed alla sua origine, assieme ad alcuni fra i più grandi pensatori della scienza della fine del '700, è lo scienziato torinese.
Formulato nella maniera più essenziale, il principio di minima azione stabilisce che, per qualsiasi fenomeno fisico, le leggi che ne governano la dinamica sono definite semplicemente dal fatto che questa rende minima una particolare grandezza ad esso associata: l'azione. E l'azione a sua volta è legata ad una funzione delle variabili dinamiche del sistema, la "Lagrangiana", una funzione che Lagrange ci ha insegnato a calcolare. La sua lezione fu in realtà di una preveggenza inaspettata, perché risultò estensibile anche ad un contesto in cui le leggi che governano la dinamica non fossero quelle classiche dettate da Newton, ma quelle della relatività di Einstein e anche della fisica quantistica, la fisica della materia nelle sue costituenti microscopiche.
È come se la Natura gestisse le proprie risorse con l'attenzione di un buon amministratore, che vuole minimizzare le perdite, o il costo che il suo stesso esistere ed evolvere nel tempo comporta. L'azione è quella grandezza fisica universale che rappresenta, con la più assoluta generalità, tale costo; la lagrangiana è la funzione matematica che serve per valutarla. Il principio di minima azione ha attraversato indenne gli straordinari sviluppi delle scienze fisiche e della loro struttura, anche quelli più recenti, che pure tanto hanno inciso sulle nostre modalità di rappresentare le leggi della natura.
Il Progetto Lagrange intende seguire proprio il principio di minima azione ricercando programmaticamente sia un effetto moltiplicatore delle risorse investite dalla Fondazione CRT sia evitando inutili duplicazioni di progetti e organizzazioni esistenti.

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